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martedì 27 aprile 2010

NATURA

A proposito di Arte…

Il miracolo della natura
Proposta
Alla ricerca di uno stile


Quando ancora non sapevo assolutamente, cosa fosse, cosa era, cosa significasse l’arte.
Per me, arte, era una parola come tutte le altre.
I comici che vedevo in televisione li consideravo degli scemi, essendone completamente inconsapevole.
Fin da piccolo cominciai a disegnare, questo gioco mi ha accompagnato per tutta la vita, non solo, ero istintivamente, sempre teso e proteso verso la scoperta, di che... probabilmente non lo so nemmeno adesso, ma qualcosa d’istintivo naturale, m’invitava sempre verso una disperata ricerca diretta alla perfezione, perfezione naturale, normale che ci viene concessa nella dimensione del limite umano.
La scrittura è pittura!
Da poco mi accorgo che si può dipingere anche scrivendo.
Certo non è una grande scoperta, ma un conto è, scoprirlo -accorgersene- per esperienza diretta -nel farlo-, un conto è perché ti è stato detto o insegnato.
Guardandomi alle spalle, osservo che qualsiasi fosse stata la situazione che mi si parava davanti, pur valutandone l’eventuale rischio -qualsiasi-, mi ci buttavo sempre a capofitto, specie nella prospettiva del difficile, peggio, in un immaginario che già aveva l’aspetto dell’impossibile, in una posizione presto ordinata, che naturalmente provocava nella mia composizione fisica atomica e anatomica, l’inevitabile corsa verso il comunque ignoto, l’impossibile, che a valutarlo, è pure il contrario.
Tutto è possibile, ma pure è possibile che sia impossibile. Nelle manifestazioni naturali della vita, la natura mi ha consentito di vedere la luce illuminare aspetti negativi o positivi con la stessa miracolosità, in valutazione.
Il male e il bene annullati dalla stessa struttura o ragione naturale.
Spesso, credendo bonariamente, che così la natura ha voluto che fossimo, e l’agire è una conseguenza, addirittura nell’inconsapevolezza di questa realtà, si riesce; nella maggior parte dei casi, io non escluso, ad adottare un attegiamento di auto-giustificazione, teso a giustiziare il proprio essere o volere naturale, tipo; sono una puttana, puttano o puttaniere/a, ora mi sono innamorata-o; consapevoli, giustificati e parati, meglio, sotto un difficile aspetto probabile di accusa verso se stessi -lo scrupolo, il timore di Dio, per chi lo sente, peggio, agli occhi degli altri, ma quando succede questo, la questione è solo momentanea, si continua, voltate le spalle, sulla nostra strada nella convinzione di essere nel giusto.
Pazzia; consente! -un altro modo per giustificarci, ma sempre momentaneamente per gli occhi degli altri, e nel caso, vigliacchismo, ipocrisia, incoscienza voluta verso se stessi, infilare la testa nel buco, pur di non credere di essere nell’errore, o stupidi; il rifiuto della dignità, l’equilibrio; di più: in nome dell’amore; Facendo stupro di questo Divino e Magico Suono… Amore!

Ma è solo una questione di ciò che rappresenta, o il manifestarsi della natura in tutti gli aspetti consentiti da natura stessa. Pazzi, o non, il nostro ragionare converge inevitabilmente a proprio favore, è naturale, ma razionale, se pur consentito dalla natura... altro che pazzia! La coscienza esiste! Diventa o non, una scusa, appartiene sempre alla ragione della natura, nostra!?; comunque, se tu mi rompi i coglioni più del dovuto, natura o non, qualsiasi ragione provoca il danno, natura reagisce, ed io sono natura.
Con mia natura sono d’accordo; giustifica? E chi può dirlo!
Coscienza atomica governa… Il Nulla… Dio!

A riprendere;
ad un certo punto, intorno ai trenta anni di età, cominciai ad accorgermi, grazie alla vita, che ero un essere che aveva naturale sensibilità protesa verso la sfera artistica, ma come tutti ne abbiamo del resto.
Da questo momento in poi, iniziò un processo naturale che prendeva un’aspetto appena consapevole sul significato di tutto ciò che mi girava intorno.
Scoprii, quasi all’improvviso -in una selva oscura; Dante-, un assaggio del mio essere atomico, in completo smarrimento, me stesso.


Ma non è questo il punto, mi ritrovai ad avere a che fare con l’arte, cominciai a leggere -non studiare-, qualche cosa. L’istinto mi suggeriva che non avevo niente di così particolare da dire, e proprio allora cominciò un vero processo, ancora totalmente inconsapevole sul significato di quel niente.
Chiedevo in giro, a chiunque si adoperava nel campo artistico, se erano provvisti o fossero a conoscenza di questa benedetta proposta; mi ripetevo spesso, ci vuole la proposta, non sapevo assolutamente cosa fosse, ma era l’istinto che mi spingeva in questa direzione -tra l’altro bisogna dire, che a scoprirlo, nulla c’è di nuovo in quello che si dice, ma si riesce a dirlo in un altro modo: alternativa, possiamo dire.
Questo era il chicco, che tanto affannosamente ne attendevo alla ricerca.
Per molti, viste le mie spiccate qualità tecniche, ero un credibile, abile artista -non per la maggior parte degli pseudo artisti, peggio intellettuali, sempre maledettamente pseudo, soltanto un branco di presuntuosi, che ancora oggi hanno una misera povera credibilità locale; la mia, è vivace ragionata reazione di sdegno, verso; in quanto questi elementi, hanno la possibilità di riversare in una già insana società, messaggi pericolosissimi, capaci perciò di influenzare e distorcere qualsiasi significato… proposta!?!; non sanno manco, de che cazz stongo a parlà! il fatto è, che di questi elementi, ne esistono tantissimi, sono la maggioranza, per questo l’imbecillità riesce ad avere sempre ragione!-, e quando spesso mi chiamavano, con questo nome, non potevo sentirmi a posto con la mia coscienza, sapendo, sentendo, avvertendo nell’istinto, che mancava qualcosa… la proposta! Manca il click; ripetevo a me stesso!
No nè conoscevo il significato, né cosa fosse, e disperatamente continuavo a cercare di scoprirlo negli altri, persone che nella maggior parte dei casi, non se ne ponevano nemmeno la domanda, e in quel periodo, se mi fosse capitato qualcuno a conoscenza della questione, e magari anche in grado di soccorrermi, nella qualità, in conoscenza diretta dell’esperienza, in grado, inoltre, di poterlo spiegare, sicuramente, me ne sarebbe sfuggita la comprensione, a non conoscenza mia, diretta sulla questione, del solo se lo scopri te rendi conto, un artista –per modo di dire- se non è provvisto di tale dote, sarebbe intanto saggio il riconoscerlo, e giusto meglio, adoperarsi alla cura nel buon aspetto tecnico; almeno si diventa degli ottimi esecutori, onesti mestieranti: riconoscersi, è il pass per verso una sana coscienza… l’Uomo! L’arte, è conseguenza!
Ma tornando indietro, nel ricordo, nessuno né aveva, anche quelli che in qualche modo, a proprio credo fatto, che per una serie di situazioni, aleggiavano una certa credibilità, e si permettevano pure il lusso di dire che nei miei lavori non c’era stima artistica, e io lo riconoscevo, ma non valeva la pena dire che chi per esso non ci stava nemmeno nella buona qualità tecnica, tale era il tormento che sentivo dentro, per il semplice fatto, che sapevo perfettamente che mancava qualcosa, ma cosa!? Questa è un’altra cosa curiosa che succede nell’essere umano, -avvertire- di più, ne avevo certezza, ma non sapevo assolutamente quale poteva essere la qualità di questo qualcosa che mancava, quindi mi chiedo: come facevo a saperlo?... l’unica risposta che riesco a dare è, che questa natura è Divina; Perfetta… Dio!
Razionalmente parlando, appare impossibile, inaccettabile,
ma non si può negare l’esistenza di una fenomenologia avvenuta, che prende forma in un carattere che solo Spirituale, umanamente, nell’ incomprensibilità possiamo definire.
E in questo aspetto che scendo a raccontare, vedo di nuovo il riaffacciarsi di questi fenomeni che solo nella sfera Spirituale possiamo delegare, se vogliamo accettarne parte di una comprensione razionale:
quando un giorno; un vero amico -amico: questa è altra questione da trattare con le pinze-, si mise a sbirciare tra i miei bozzetti, e tirò fuori una serie di disegni che avevo fatto e buttati lì, e in maniera molto seria -in seguito me ne resi conto- cominciò ad analizzare questi lavori in maniera simpaticamente, spirituale, scientifica, esoterica… personaggio simpaticissimo, scomparso purtroppo.
Lì per lì, ci ridevo sopra, ma ad un certo punto cominciai a sentire con interesse quello che diceva, e non erano assolutamente scemenze quello che stava per raccontare, anche se momentaneamente non diedi molto peso alla cosa, come al solito ero preso da un lavoro di commissione; intendo a finire prima possibile, per ovvia questione economica.
Tempo prima avevo scritto: l’arte; è l’espressione di un pensiero espresso inconsciamente! Così, una mattina, da solo nello studio, mi torna in mente il discorso del caro amico, del discorso di cui prima; e vado a riguardare questi lavori, li osservo con curiosa, sana, giusta attenzione e magnificamente -magnificamente, l’avvenimento Spirituale, irrazionale del comprendere = miracolo-, mi accorgo che dovevo staccare dal fondo le figure che venivano fuori, disegnate già in primo piano, che avevo sovrapposto a figure di cavalli, come spesso faccio quando abbozzo; disegno cavalli.
Comincio a disegnare queste figure senza più usare un qualche disegno di fondo, ma pulite, isolate, che nella forma di un primo disegno appariva una specie di ragno, che mi dava la sensazione di una strana navicella lunare, o uno strano animale extraterrestre, con modulo spartano in uno spazio medievale senza tempo, all’incirca; ma vedevo che questa figura appariva singolare aveva un carattere e un disegno che finalmente non aveva a che fare con qualche cosa di già visto o discorso fatto.
Avvertivo, in questa figura qualcosa che ricorda Escher, ma nel discorso era completamente diverso.
È lì, che presto e con certezza capii, cosa era appena successo, avevo la proposta sotto le mani, che avevo depositato e tralasciato da almeno 3 / 4 anni, ma non pensai troppo e cominciai subito a lavorare, e non con grande entusiasmo, il momento nuovo o della creazione, se così si può azzardare dire, ormai apparteneva già al passato, adesso era soltanto questione di dura e accurata manovalanza! Ma presto, inevitabilmente, cominciai a chiedermi da dove, erano venute fuori quelle forme che avevano carattere particolare, e che facili da individuare si distinguevano! Mentre cominciavo a tirare fuori altre forme, sempre con lo stesso aspetto nel sapore stilistico, al quarto o quinto lavoro, ne compariva in maniera decisa, l’aspetto in forma essenziale, razionale, sintetica, che per intero ricordavano la figura del fiore.
Subito mi vennero in mente queste forme, che già dai lavori infantili ne avevo il ricordo.
Ma pure pensai, quando nelle interviste, interrogato l’artista, gli veniva chiesto: maestro, cosa intende esprimere attraverso queste forme!? E l’artista -mannaggiamai- sparandosi la posa della mente oscura, incomprensibile… risponde: he! vallo a sapè ci vorrebbe uno psicologo! Non giudico per il gusto di dissacrare, ma la mia esperienza mi suggerisce che non esiste psicologo migliore di noi stessi, chi può conoscerci più da vicino di noi stessi!? Intanto nello studio come spesso, venivano amici-conoscenti, e no uno, era in disaccordo con l’idea del fiore -questo è un racconto che potrebbe dare un indirizzo, a chi adesso si trova assatanato come stavo io-.
E vi posso garantire che povero ero prima, come adesso… inflazione; dice Totò.
Senza volerne a nessuno, è giusto tentare, ma vedo che il primo che si sveglia la mattina, compra una macchina fotografica e il gioco è fatto;… haaa!, Sono Un Grande Artista! È così che succede in mente; se lo dicono in Lettera Grande! Così dappertutto, al di la del discorso economico, viviamo se pur di riflesso, un mondo artistico che nulla ha a che vedere con l’arte, e questo è determinante per il degrado dell’inevitabile discesa dell’uomo; uomo, dov’è!?- Ma senza perdersi troppo, nel definire meglio il discorso -il famoso click!-, e senza troppo starci a pensare, riaccostai subito l’idea, al famoso stemma di Firenze, il giglio!
Frequentavo le scuole medie, e non ero tifoso di nessuna squadra, non lo sono mai stato, non me ne può fregare di meno, ma; beati quelli che ci credono e si divertono ad avere il Tifo - io disegnavo, giocavo a pallone, e mi piaceva molto, eccome se non mi piaceva; ero il più grande tifoso di me stesso, e me lo tenevo per me, ero pure bravo, avevo stile, grazia nel tocco e questo mi veniva pure spesso detto, studiavo pochissimo, ero un asino -ciò non toglie che lo sia ancora adesso-, specie in italiano, mi piacevano le scienze, la matematica la odiavo, e le altre materie non contavano proprio, ma per il corso dei tre anni ho sempre avuto la pagella d’argento, mi arruffianavo i professori, specie le professoresse che mi chiedevano i disegni -cierte zoccole-, giocavo con la plastichina, la creta, facevo le marionette, fumavo sigarette fatte con la carta di giornale, mi ubriacavo con la marsala, di nascosto, sfasciavo quei pochi giocattoli, che venivano dalle befane del dopolavoro -mio padre era dipendente statale, stipendio magro, 4 sorelle, 2 fratelli, uno più grande e uno più piccolo, tutte le sere, tutti, in una sola stanza, erano mazzate da mille e una notte-,.
Ma i giocattoli migliori venivano costruiti nel quartiere, con gli altri ragazzini, giochi violenti, pericolosi, eravamo toto incoscienti; ma torniamo a coppe; mi stavo perdendo nel dolce ricordo di un infanzia lontana, -e d’inverno andavamo sui monti, presto vicini, a fare Tarzan, Black Macigno, i Trappers, rubammo qualche pecora, rubavamo la frutta, andavamo a caccia di nidi, con le fionde ci uccidevamo fra di noi, e pure le lucertole, facevamo a sassate; il mare per l’estate; che tra l’altro era pure più vicino, basta così-.
Dunque, come dicevo: la tifoseria non era per me, che ci posso fa; ricordo che tutti i lunedì mattina, alla 7.30, mannaggia! tutti gli amici di scuola stavano già tutti nel cortile antistante la scuola -non succedeva, non quasi mai;
mai, negli altri giorni della settimana- e stavano tutti li, compresi quelli delle altre classi, una marea di ragazzini che strillavano e si pigliavano a mazzate per le squadre di calcio.
E io, quando arrivavo arrivavo, tanto non avevo nessun motivo per arrivare così presto a scuola, per fare che!? per appiccicarmi, perche, per chi!? Questi ragazzini tutti, sapevano i nomi di tutti i giocatori, le riserve, gli allenatori, gli arbitri, e corna comprese.
Chiaramente io rimanevo fuori da tutto questo, e nemmeno mi fregava qualcosa l’entrarci, preferivo fare amicizia con le ragazzine, che trovavo molto, ma molto più importanti e interessanti, specie le più carine; le squadre?… ma chi se ne frega! Ma a volte in queste tafferuglie tra maschietti, vedevo che qualcuno riusciva a catturare l’attenzione di qualche signorinetta, allora che vuoi, bisognava adeguarsi, e decisi di diventare tifoso pure io.
Ma di chi, di quale squadra, tra l’altro erano tifosi tutti dell’Inter, del Milan e della Juventus, che già mi stavano di traverso, senza motivo, e magari perché erano tifosi tutti, delle squadre di tutti.
E non mi riusciva di trovare nessuna ragione per essere tifoso di qualche squadra, ma ci pensavo, ero un bambino e a un certo punto m’era venuto pure a me lo schiribizzo di fare il gallinaccio, con tutti gli altri.
Così, proprio comunque era difficile sentire il fervore per qualche squadra tanto da darti motivo per appiccicarti, e chiesi a mio fratello più grande di che squadra era tifoso, e mi disse che era tifoso della Fiorentina.
La cosa non mi dispiaceva affatto, nell’istituto ero già considerato il più bravo in educazione artistica –educazione artistica: l’arte non è questione didattica-, e quindi già subivo il fascino di Leonardo, Michelangelo ecc. comunque Fiorentini o per lo meno Toscani.
E quando andai a sfogliare l’album dei giocatori, di mio fratello, la prima cosa che subito catturò la mia attenzione… lo stemma di detta squadra, il famoso giglio.
Senza, assolutamente guardare le figurine dei giocatori, m’incantai presso lo stemma, questo giglio stilizzato -come mia natura è, mi guida verso il sintetismo, la semplicità; su un fondo viola -colore che porta sfiga nell’ambito teatrale, dove ho trovato buona esperienza, come attore scenografo, regista ed inevitabilmente, come tutti, in questi ambienti, nella maggior parte dei casi, il tutto fare-.
Allora… certo, m’innamorai di questo fiore, e intanto non disdegnavo di realizzarlo io direttamente, in tanti altri modi, che, disegnando su carta – matita – colori – gesso – legno – plastica - cartone, ecc. lo rivisitavo a mio modo e gusto, ma pure fortemente ne venivo attratto dall’immagine, nel proprio aspetto naturale!… Santo Giglio! che chiaramente Venero, Adoro e Santifico, che Luce, m’ha Donato! -da non trascurare l’attrazione per la figura naturale delle cose, che per quanto rivoluzione d’innovazione ci possa essere nella reinterpretazione delle cose, questo riesce a conservare l’aspetto dell’ideale classico che comunque, se pure rivoluzionando le forme, riemerge! ‘a Class! Nunnè acqua!
Viaggiando con la mente; chiaramente è impossibile rintracciare disegni, bozze ecc. per forza di cose tanto materiale è andato perso, e comunque da molti lavori da me eseguiti; viva, presente e visibile è l’impronta di questo fiore che prepotente è apparso nel tempo, e infine, fortunatamente rivelatosi versatile, utile, spero; e soprattutto, esplorabile all’infinito.
Bene, questo è quello che è capitato a me, ora, fino a quando avrò ragione e stimolo, quindi per continuare, non lo so, ma di sicuro continuo ad avere sempre bisogno di un prossimo salto nel buio; c’è un una canzone degli Eagles che in fine dice: spingi fino al limite ancora una volta, e fortuna, per fare questo non c’è bisogno di soldi; è solo questione cerebrale!

venerdì 12 marzo 2010

HORMIAE - FORMIA: SUONO PULITO... DIVINO! ALLA RICERCA DELLE ORIGINI


A periodi alternati, custode presso i Criptoportici di Formia; sottostruttura di un’antica villa Romana -I sec. A.C.- sospettabile nome, villa Apollinare, proprietà forse, del famoso architetto V. Pollione.
Così, tra un visitatore e l’altro, mi adopero verso uno studio inerente alla circostante situazione storica del luogo; a partire dalle origini, Formia -in Roma- nell’aspetto, politico, filosofico, ingegneristico, mitologico, ecc. raccogliendo informazioni ovunque opportunamente tratte: libri, televisione, cittadini -specie anziani-, altro.
Senza scendere a peculiari, troppo complesse spiegazioni antropologiche e antropomorfiche del territorio; soffermandomi nello stretto ideale, alla ricerca di una ipotetica nascita e significato del nome Formia, ne traggo: il nome di una fune particolare, fatta con fibre organiche esistenti nel luogo; -FUNE- in riferimento al probabile significato di -che spesso gli viene affidato- ATTRACCO- delle navi o imbarcazioni; assumerebbe, in questo caso; apprezzamento in -APPRODO- DOLCE APPRODO- vista la natura delle acque protette dal golfo.
HORMIAE- dai latini: ORMEGGIO, e via dicendo…
In considerazioni delle più informazioni; il riferimento principe, della mia indagine speculare, nasce nell’ultimo periodo di -custoderia- dicembre 2007, quando un visitatore, come spesso capita, chiede informazioni riguardo al nome Formia, e tra una cosa e l’altra, torno ancora a ripetere la parola HORMIAE.
Un attimo!...lampante fotografo nella mente questo suono, catturandolo
-H-ORM-I-A-E-, e subito penso da ORMIA-E- ORMA- ORME- che contemporaneamente suggerì inequivocabilmente, l’immagine dell’ORMA di un piede gigante -LAESTRIGONI, popolo favoloso di giganti e selvaggi, cannibali-, appena sollevato, dopo aver lasciato prepotente, la propria impronta sul suolo; questo immaginariamente ho visto!
Questa l’emozione sensuale.
Evidente, è il risultato di un lavoro mentale interiore -pulizia-
individuazione- coincidenza sonora, ecc.- provocato sicuro; io, formiano di nascita, e d’origini tali, a conoscenza di questo popolo eponimo, divino; se pur manifesto in un ordine inconsapevole -e comunque nascosto in me, già nelle scuole medie, dove già nell’Odissea, si parla di questo popolo, i Lestrigoni- legato dunque, da un fascino intrinseco del mitologico, e geloso nel segreto, che ruminante e fulmineo, vomita e partorisce nello stato emotivo-.
Al momento, trattenendo l’entusiasmo della scoperta -contenuto in un’analisi di valutazione-, continuo a spiegare altro, attinente al resto... andato via il visitatore, presto scrivo; partendo dalla parola LAESTRIGONIA, e risalgo alle possibili ragioni del nome Formia.
ODISSEA- da attendibili informazioni, risale a circa tremila anni fa, lasciando intuire tempi anteriori ai fatti di queste scritture -viaggi di Ulisse-, che proprio nelle acque Formiane, gli vennero affondate dai Lestrigoni molte delle imbarcazioni, che poi fuggendo Ulisse riparerà da Circe -Circeo- la maga, con la quale avrà un figlio che porterà il nome di Telegono, da non confondere con Telemaco, primogenito, avuto dal grembo di Penelope, moglie regale ecc.
ANTIFATE- re dei Lestrigoni; antico popolo venuto dalla Grecia -Spartani-, per Strabone -storico e scrittore-.
Osservo: Anti- Fate; e ne traggo: opposto e anteposto alle fate -fato-, non era fatalista -il fatalista, detto in maniera spicciola, è colui che ha le corna e se le porta appresso-; come volere è il divino - è Dio, che decide il proprio destino-, perciò, Dio fautore -creatore, fabbricatore di futuro; ancora: essendo Dio -anticipatore di fato- destino- preannunciatore- indovino- sibillico o profeta- Dio prevede il futuro- costruttore e artefice del proprio destino - Dio delle decisioni non ha nessuna scelta!-
Antifate re, seguito dal figlio LAMO; estraggo da quest’ultimo suono la parola MO-LA, chiaro da LA-MO; MOLA, quartiere Formiano.
Osservo: Lestrigoni -popolo di giganti-; mola/e- molare; dente; indica, il più grande tra i denti; famosa la torre di Mola in Formia.
Scoprendo e riscoprendo, dal suono o parola Laestrigonia, stregoni, streghe ecc.
STRIGOLA- vocabolo dialettale ormai scomparso; indicava, lastra di marmo di piccole dimensioni, più o meno spessa -max. un paio di cm.- usata per giocare.
Gioco a Strigola o della Strigola, consisteva nel lancio orizzontale di una lastra di marmo, ridotta alle dimensioni opportune della mano; gioco popolare alla portata di tutti.
Nel praticarlo: venivano sovrapposte figurine di giocatori -soldi- altro, sul cosiddetto SANDIGLIO, altro termine purtroppo scomparso; sta per piccolo piedistallo SANTO, che in dialetto Formiano si pronuncia sanDo, e non sanTo; così, Sandiglio!
Hormiae, che nell’immediato, in quella situazione che descrivevo inizialmente, sensazionalmente propose nella mia mente, l’immagine di forma-orma-orme- formata-impressionata-impronta- stampata; icone- che ricorda nel suono finale in Laestr-igone-; riflesso in altro suono come Immagine- Imago, dal Lat.
Hormiae- suono riflesso nell’aspetto anatomico, ricorda qualcosa che appartiene all’uomo.
Questo tipo di ricordo, osservo che nelle altre ligue funziona allo stesso modo -certo non tutti possono essere d’accordo-.
In altre lingue, in pochi esempi: in Spagnolo -HOMBRE- uomo- in Inglese: pronunciato -maen- più o meno, scritto MAN, a me ricorda nel suono e nel diacritico italiano, Mano; quindi anche in questo caso trovo qualcosa che nell’immaginario visivo, ricorda qualcosa che ha a che fare con forma anatomica dell’ uomo.
Avverto inevitabilmente -il suono- nel possibile percorso evolutivo d’origine, prima il divenire verbo o parola, in ciò che viene indicato dalle trasmissioni linguistiche provenienti da antiche fonetiche, sempre riaffiora nei linguaggi moderni.
Sempre parlando di suono che riaffiora e che purtroppo senza saperlo usavamo la strigola, come pure usiamo la parola enoteca, da Enotro -Oenotrus-; principe greco -enotri-; Enotrope: fanciulle distributrici di vino- Italo; divinità eponima, dai Bruzi -popolo che adorava il vitello- dal lat. Vitellus…itellus- itulus; dal gr. Italiotes- italioti- italoi ecc.
Così mentre scrivevo, piacevolmente mi accorgevo, accompagnato, fluidescentemente trasportato dall’onda sonora, giungevo o congiungevo presto a conclusione, come:
forma che mi appartiene, in quanto uomo io -orma- ormeggiare; da orma -hormizare- dal lat. Mediev. -ormare- dal gr. Osmao -fiutare- incr.con l’it. Forma.
Forma- impronta lasciata -testimone del passaggio di un uomo- dal mio piede -forma mia- forma FORMIA.
Ancora: Fenice, ribattezzata in venerazione di un’antica tradizione perpetuata nel tempo.
Fenice- uccello mitico, favoloso, adorato nell’antico Egitto, che vediamo trasportato in Grecia.
Pennuto -spirito alato- che ogni cinquecento anni brucia e rinasce dalle proprie ceneri, simile nell’aspetto a una grande aquila, con piumaggio pluriscente in vivido colore.
Rarissimo simbolo delle spose fedeli; dal gr. Phoiniks -ikos-
Esssendo spirito…rialitato!
Non è quindi vanificabile che i Lestrigoni estraggono o astraggono questo simbolo dal carattere storico mitologico tradizionale, reinvestendolo come uso antico veniva fatto in
Laestrygonia di Formia, dove ancora oggi ne è fregiata nel simbolo.
Non fa male sapere che:
Phorminx
: phormi-x -il più antico strumento musicale Greco, simile all’arpa - la sua invenzione risale ad Apollo – deducibile strumento dal suono divino.
Tornando a -coppe-:
Fenice - Phoenix- progenitore mitico dei Fenici
Phon - dal gr.:Suono- Nix- pulito
A questo punto mi viene spontaneo concludere: tenendo presente, che il suono in origine, dato l’uso della delegazione o conferimento divino; nasce, PHOENIX… perciò;

FORMIA
SUONO PULITO…
DIVINO!

!


*

E così presto scrissi:

*
!
*
FIGLIA
DI
ILIO!
ALATA… È UNA STELLA!
SPUMANTE DI LUCE
PIÙ
IN ALTO
DEI
CIELI
DAL NULLA CREATA, OR TRINA… È UNA TESTA!
!

*
LAESTRIGONIA
CITTÀ DELL’ANTICA GRECIA
LAESTRIGONI
POPOLO FAVOLOSO DI GIGANTI ANTROPOFAGI
SECONDO LA MITOLOGIA, PROGENITORE FORMIANO E ROMANO
LAESTRIGONI
CAPEGGIATI DA RE ANTIFATE
ANTI-FATE
NON CREDEVA ALLE FATE, NON ERA FATALISTA, MA…
FABBRICATORE DI FUTURO

*
QUANDO
DIO
APRE IL SUO PENSIERO…
ESPANDE L’UNIVERSO!
!
*
ANTIFAUTORE, ANTICIPATORE DI FATO
SEGUITO DAL FIGLIO LAMO
ASTRA LAMO ESTRAE LAMO ESTRAE MOLA
MOLA QUARTIERE FORMIANO

*

DA LAESTRIGONIA
STRIGOLA
*

STRIGOLA; TERMINE DIALETTALE FORMIANO
NEL GIOCO; INDICA PICCOLA LASTRA DI MARMO
CON LE STRIGOLE GIOCAVAMO DA BAMBINI
*
MOLA
DA LAMO
MOLA MOLE GIGANTE
FIGLIO MIO DA ME NATO
DA ME RE NATO

*
DA HORMIAE OMBRA/E OMBRA DI ORMA
ORMA DI PIEDE FORMA MIA
OMBREGGIATO OLTRAGGIATO SFIGURATO SFILACCIATO SLACCIATO RIUNIFICATO RIFORMATO IDENTIFICATO
IMMAGINATO
FUNERATO AFFUMICATO FUNIFICATO PURIFICATO BRUCIATO VENERATO
FINALIZZATO A FUNE DI ORMEGGIO
FUNE FORMA FORMA MIA
FORMIA
PIEDE MIO DI RE APPENA ARRIVATO APPRODATO APPRODO IMPRESSIONE
PRESSIONA GIGANTE PRESSIONE CONQISTATO SVERGINATO
INNOVATO DA INVASORE
DISTRUTTORE
DI EVENTUALE POLOLO AUTOCTONO GIÀ ESISTENTE
IMPERIONE IMPERATORE RE SIGNIORE ESSENDO PRIMO SU SUOLO IMPROPRIO
RE
INAUGURATO DA NUOVA ORMA DISTRUTTO DALL’IMPRONTA
RITORNA A NUOVA FORMA MIA
*
FORMIA
*
RINASCE
*
FENICE
!


A QUESTO PUNTO, FORTE E CHIARA, A PARER MIO, RAGIONANDO IN FUNZIONE DI CONCEZIONE DIVINA, IN CONSIDERAZIONE DI UN’ UMANA COMPRENSIONE, APPARE O TRASPARE, INTENZIONALE, LA DISPERSIONE DEL MESSAGGIO, DA PARTE DI UN PARTE DEL POPOLO CHE NON DESIDERA SOTTOSTARE ALLA VOLONTÀ IMPOSTA E LEGATA ALLA SPIRITUALITÀ DI ANTIFATE RE, CAPO ILLUMINATO ARRIVATO DALLA GRECIA… UNA DIVINITÀ…

SULLA BASE DI INFORMAZIONI COLTE PER STRADA, ESTRATTE O ASTRATTE, DALL’OPINIONE BREVE DEI CITTADINI FORMIANI ED ESTERI, SULLE POSSIBILI INTERPRETAZIONI ARRIVATE DISTORTE, NELL’INTENTO DI DILUIRE ED OFFUSCARE UN ORIGINE DIVINA, CHE A LIBERA COSCIENZA DELEGATA, DONATA AD ESCLUSIVO PROPRIO LIBERO DOMINIO.

DIO, SCALZATO: PERCIÒ CONVIENE RESTI, VAGO RICORDO;
OMBREGGIATO PER L’APPUNTO!

IL SUONO È SCIENZA… È CORPO… È… DIO!
OPPURE È UN CASO QUANDO PRENDIAMO COMUNIONE,
E SENTIAMO UN MESSAGGERO DIVINO, PRETE O PADRE,
PRONUNCIARE QUESTE PAROLE…
IL CORPO DI CRISTO… AMEN!
PERCIÒ PERPETUATO!…
*
“…E IL VERBO SI FECE CARNE… E SCESE TRA DI NOI…”

IL VERBO: IL SUONO!
!

*

GRECI, DA SPARTA
LAESTRIGONI
GIGANTI CANNIBALI
VIANDANTI, NAVIGANTI, ESPLORANTI,
SANTI
ROMANI
ITALIANI
REGALI, SECOLARI, IMPERIALI,
FILOSOFI, SOFISTI, MAFIOSI, FACOLTARI,
AUREOLATI, GRANDI-ARI, GRANI-ARI,
RINFORCATI, RIFORMATI, RIFORMIANATI,
RE-NATI:
IN ORIGINE FORMIANA.
LAESTRIGONATA, LASTRATA, LUCIDATA:
COME L’ARTE È ITALIANA
*
DA:
LAESTRA
ESTRATTO, ESATTO
ASTRAZIONE, TRANSLAZIONE, CAMBIA NAZIONE,
ZINGARONI, MUSICISTI, FANNULLONI:
*
ARTISTI
SANTI
E
FORTI
COME
I GRANDI
LEONI
!
*
IN ORDINE!... DALL’ANTICO!... ONORE E FEDELTÀ !
*
AL FORTE E GIOVANE
LAESTRIGONE
SPARTANO
FORMIANO
ITALIANO
!
*